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#ParoleBuone

Orizzonte

La nuova parola buona è ORIZZONTE

È il tempo della ricostruzione. Quasi tutte le abitudini sono state messe in discussione dal trauma collettivo che abbiamo patito. La tragedia sanitaria, economica e sociale che ha colpito il mondo intero interroga le donne e gli uomini sui principi a cui far affidamento per ripartire.
Un bimbo di tre anni è andato a far visita alla nonna dopo quattro mesi di separazione da lei. Temendo che il nipotino si annoiasse nel restare chiuso tra le mura dell’appartamento, l’ha portato a giocare sul balcone. “Che bello cielo, nonna” ha detto lui volgendo lo sguardo all’orizzonte.
Tornano alla mente le parole di Romano Guardini: “L’uomo vive di ciò che sta sopra di lui”.
Sia l’espressione lieve del piccolo, sia la riflessione del teologo affrontano la domanda radicale sul futuro dell’uomo. Lo sguardo trasparente del bimbo che comunica con l’anziana e il pensiero maturo dell’uomo che si interroga ci raccontano il nostro bisogno di un orizzonte largo, lungo e ampio. Abbiamo tutti necessità di una meta, una sfida, un cammino che abbia una prospettiva da ricercare, costruire e raggiungere.
Non a caso, la parola più difficile da nominare è morte. Non abbiamo più parole per nominarla perché l’abbiamo dimenticata. Quando un nostro caro sta male lo affidiamo all’esterno, a una struttura sanitaria, e avvertiamo la mancanza del contatto diretto con lui.
Quando qualcuno è affaticato, mancano le parole per confortarlo. Diciamo: “vedrai che ce la farai”. Perché abbiamo perso il contatto con il dolore, con il negativo della vita.
Per non vagare senza meta, in un cammino scomposto, ci possiamo domandare che sarà di noi e del mondo. Per rintracciare segni di speranza e di solidarietà possiamo tornare a interrogarci. Per superare noi stessi e le nostre tiepide e finte certezze possiamo rigettare lo sguardo ad un cielo che ci faccia avvertire lo spirito libero, libero anche di mirare, come il bimbo e la sua nonna, in alto, oltre.

La nuova parola buona è Orizzonte. Oggi più che mai c’è bisogno di futuro. Il cammino si apre per chi nella vita cerca un orizzonte di senso, di significato umano e spirituale. La bussola orienta chi punta verso ciò che immette aria nei polmoni.

Sergio Astori e Luca Rolandi

FOTO di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone, che ci racconta di questo scatto: “A me interessano le sfumature di colore. Praticamente dentro l’azzurro ci sono talmente tante tonalità da fare un panorama quasi monocromatico. C’è la profondità, ci sono sono i diversi livelli di distanza. E c’è questa luce limpidissima del mattino con le nuvole ancora basse che fanno da cortina alle Apuane. E poi c’è stata la pandemia. Ma l’ultima immagine del prima continua a rimanere lì, piena di luce, a ricordarmi che la fuori c’è il mondo.”

Audio

Traccia audio della #ParolaBuona Orizzonte

Testo in simboli CAA
(formato inbook)

Copertina del testo inbook, con il simbolo di Orizzonte e una fotografia di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone.
Prima pagina del testo della parola buona Orizzonte in formato inbook. A ogni parola si accompagna un simbolo dentro un quadratino.

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]

Testo Easy To Read (ETR)

La nuova parola buona è ORIZZONTE (che è quello che vedi in lontananza, come la linea del mare o la linea delle montagne, ma rappresenta anche il significato della vita)

La pandemia da coronavirus è una tragedia sanitaria, economica e sociale che ha colpito il mondo intero. Le persone sono entrate in uno stato di confusione, non sanno come ripartire e su quali basi ricostruire la vita futura.

Un bambino di tre anni è andato a trovare la nonna che non vedeva da quattro mesi. La nonna lo porta a giocare sul balcone. Il nipotino guarda lontano e dice: “Che bel cielo, nonna!”

Le parole del bambino ricordano le parole che ha detto Romano Guardini, un teologo (uno studioso delle cose di Dio): “L’uomo vive di ciò che sta sopra di lui”.

Sia il bambino che il teologo fanno una domanda fondamentale: “Qual è il destino dell’uomo?”
Abbiamo bisogno di avere una meta, un punto di arrivo. Tutti abbiamo bisogno di sentire che la vita abbia un significato, un orizzonte ampio.

La morte è il destino di tutti, tutti moriamo, ma la morte è difficile da affrontare anche solo con le parole. Quando un nostro famigliare, come un nonno anziano, sta male lo portiamo in una casa di cura e poi ci manca.

Quando incontriamo una persona che soffre, non sappiamo cosa dire per farla stare meglio. Diciamo solo: “Vedrai che ce la farai”. Non riusciamo a dire altre parole, perché non siamo più abituati a stare vicini a chi soffre e a chi muore.

Se ci facciamo delle domande sul significato della vita, iniziamo a vivere con uno scopo e a vedere nel mondo segni di speranza e di solidarietà.

Dobbiamo imparare a guardare l’orizzonte, alzare lo sguardo verso l’alto, come il bambino che ha visto il cielo dal balcone della sua nonna. Vedremo lontano e oltre i nostri limiti.

La nuova parola buona è Orizzonte. Nel tempo del coronavirus sentiamo il bisogno di trovare il significato della vita. Così possiamo tornare a guardare al futuro, respirare a pieni polmoni e rimetterci in cammino verso una meta.

[Testo in scrittura ETR – Easy To Read, “facile da leggere”- a cura del team ETR della Cooperativa AccaparlanteAssociazione “Centro Documentazione Handicap”]

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