#PAROLEBUONE

Gentilezza

G

Le mani aperte che donano rivelano la forma autentica del cuore.


La quarantatreesima Parola Buona é GENTILEZZA.

Gentilezza è ciò che mi viene in mente pensando alle tre pittrici Louise Green, Daniela Sala, Lianne Schreuder.

Alcuni mesi fa mesi Louise mi aveva accennato alla volontà di esporre in una mostra i quadri ispirati dalla lettura delle #ParoleBuone.

Ora, l’esposizione dei loro quadri nell’ordinatissima cittadina lombarda di Verderio è pronta e nella presentazione dell’evento hanno scritto: “

La mostra conduce il visitatore lungo un percorso, non tanto di bellezza del singolo quadro, quanto una riscoperta, attraverso i sensi, dell’ambiente e della natura che ci circonda.

La limitazione dei nostri punti di riferimento e abitudini durante la pandemia, ci ha portato a riflettere su chi ogni giorno ha un vissuto molto più limitato di noi. Per questo motivo vogliamo dare risalto e risorse ad alcune associazioni che promuovono la ricerca e cura delle malattie dei sensi”.

Quando, infine, ho osservato le opere esposte, si è confermata al mio cuore l’idea, implicita fino ad allora, che ciò che hanno realizzato le tre artiste conosciute attraverso un’amica in comune, Sandra, è la forma tangibile al concetto di gentilezza.

D’improvviso, ho capito che Louise, Daniela e Lianne mi ricordavano una scrittrice del Novecento che ha messo a disposizione la sua competenza artistica perchè altre parole buone diventassero un messaggio per qualcuno che non aveva più la possibilità di leggere.

Si tratta di Jella Lepman una donna tedesca che negli Anni Trenta dello scorso secolo fu costretta a fuggire a Londra perché i nazisti le avevano impedito di svolgere il proprio lavoro di giornalista in quanto ebrea.

A guerra finita, rientrando in patria e trovandovi moltissimi bimbi privi di libri adatti a sollecitare la loro speranza ebbe un’idea straordinaria. Nel 1946, esattamente dieci anni dopo il suo esilio, organizzò in Germania la prima mostra del dopoguerra: la mostra internazionale di libri per ragazzi, con 2000 volumi provenienti da 14 Paesi.

Visto che non sarebbe stato possibile tradurre in tedesco le storie scritte in un gran numero di lingue differenti, si lasciò guidare dall’intuizione di scegliere i libri più inclusivi, vale a dire quelli le cui illustrazioni parlassero da sole anche ai piccoli lettori che non sarebbero stati in grado di leggere o comprendere il significato delle parole.

Vedete, la Lepman ha trovato la forza per non restare vittima dell’esclusione vissuta sulla sua pelle con l’esilio, e ha generato gesti di cura; altrettanto lo spirito gentile di Louise,

Daniela e Lianne ha sublimato le limitazioni imposte dalla pandemia e ha illuminato i loro quadri trasformandoli in preziosi strumenti per far accedere alle #ParoleBuone anche chi non può leggere.

La nuova parola buona è Gentilezza.

Ci rendono più felici le persone che usano con grazia l’immaginazione e ci regalano la consapevolezza dei dettagli nascosti della vita.


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#PAROLEBUONE

Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.