Riparazione

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C’é del bene per tutti quando ripariamo la casa comune dalle sue crepe. Foto di Gabriella Clare Marino. 

La quarantesima Parola Buona è RIPARAZIONE .

Siamo nel 1205. Guidato dai sogni, Francesco ha appena fatto rientro ad Assisi dopo aver rinunciato alla Crociata in Terra Santa. È un uomo smarrito, che si aggira per luoghi isolati. Si imbatte in una chiesetta oltre la periferia meridionale della sua città e lì sente parlare il crocifisso a braccia aperte, che gli domanda di “riparare la sua casa che va in rovina”. Penso che queste cronache  del passato possano suggerirci qualche linea di comportamento per un presente in cui non è facile rimettersi in moto. 


Francesco riparte anzitutto dal suo smarrimento. Non si riconosce più figlio della famiglia di ricchi mercanti di stoffe in cui era nato e per la quale aveva lavorato dall’età di quattordici anni. Dopo essere stato fatto prigioniero nella guerra contro Perugia e dopo che il padre aveva pagato il riscatto della liberazione, non si sente un granché neppure come soldato. 


Tuttavia, non avverte una spinta a buttare via tutto il passato e si sofferma a valutare come riparare le crepe che minacciano una bella chiesetta. I forti momenti di crisi possono metterci di fronte a un bivio: agire notando che le fragilità strutturali erano già presenti nella nostra vita prima di un momento traumatico oppure tirare avanti, facendo finta di nulla, magari fino a quando le crepe non saranno più sanabili. 
Francesco non tira dritto. Ripara. Mette in sicurezza. Il suo corpo, che ora riposa nella prestigiosa basilica affrescata da Giotto, Cimabue e Simone Martini, si sporca e suda per riparare, per restaurare, per salvare il buono che già c’è. Ma anche per colmare i vuoti e per saldare le sconnessioni. 


È la storia del piccolo grande uomo che in quella chiesetta rimessa a nuovo comporrà il prezioso Cantico delle creature. Una storia con un preciso insegnamento:  il momento della crisi non dev’essere sprecato e non bisogna far finta che non sia stato preceduto da segni precursori del disagio. Se i malesseri erano già evidenti prima dello smarrimento – pensiamo oggi al crescere delle diseguaglianze sociali e al continuo progredire dei cambiamenti climatici nel mondo – ci dobbiamo mettere all’opera il prima possibile per rattoppare nuove e vecchie crepe, per non lasciare irrisolte, e aggravate dalla crisi stessa, le questioni riguardanti i diritti e i doveri fondamentali. Occorre affrontare  le erbacce dell’egoismo e del qualunquismo che si infilano facilmente tra i mattoni e le tegole della casa comune; erbacce che, se non estirpate per tempo, crescono e minacciano la salute di tutto l’edificio. 


Testo in simboli CAA

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]


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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.