Solidarietà

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“Solidarietà è un tavolo che aspetta e qualcuno che ti accoglie”.
Foto di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone.

La diciottesima parola buona è SOLIDARIETÀ.

Stiamo iniziando a prendere le misure di una nuova socialità nella quale siamo meno spontanei. Gli incontri che prevedono grande partecipazione e condivisione di emozioni sono ancora molto limitati. È come se i borghi e le città del nostro Paese fossero un po’ più distanti tra di loro. Il timore degli altri, stranieri e migranti per esempio, più che la paura del virus disegna nel cuore limiti invisibili, per certi versi più rigorosi di quelli delle regole di salute pubblica. Intanto, appaiono i segni del trauma collettivo d’inizio 2020: il pensiero di perdere i genitori o i nonni in alcuni piccini, l’angoscia di una mancanza di un futuro in diversi adolescenti, l’inquietudine generalizzata in molti adulti, la rassegnazione negli anziani.
Una nonna mi racconta come i suoi nipoti si sono organizzati nel gioco in giardino. I bimbi fingono di preparare pasti di fiori ed erba per tutta la famiglia. Con una vecchia cornetta telefonica e una tastiera da computer, è stata realizzata l’immaginaria cassa di un supermercato. Dapprima i piccoli simulano di arricchire il menù vegetale con qualche altro prodotto acquistato al supermercato perché i nonni, che nel gioco sono ancora costretti in in casa, vivano a lungo. Al momento del pagamento, la bimba domanda al cassiere se sia possibile prenotare un appuntamento con la cornetta speciale. Ha bisogno di una visita medica per la nonna alla quale, da qualche giorno, fa così male il braccio da non poter restare ore e ore al telefono a prenotare da sola.
Il gioco rivela tracce di sofferenza: il timore dei bimbi che accada qualcosa di nocivo. La risposta è positiva: il bimbo offre un aiuto alla bimba, senza domandare nulla in cambio, per semplice solidarietà. Trovare soluzioni condivise genera vantaggio per tutti.

La nuova parola buona è Solidarietà. Quando le persone e le comunità si aiutano reciprocamente, i vantaggi si moltiplicano. Condividendo progetti e soluzioni con gli altri, si costruisce un’esistenza più sicura e armoniosa per tutti.



Pillole audio di Sergio Astori


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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.