Armonia

A
Ilaria Sabbatini ci spiega questo scatto “Questo è il vaso mignon dove ho deciso di seminare i semi di melo che ho trovato in un frutto all’inizio della quarantena.”
Foto di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone
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Quando le abitudini sono rivoluzionate, restano mute le note che compongono la colonna sonora della nostra esistenza. Se siamo colpiti nell’animo, emettiamo voci sottotono e tutto il nostro vivere è scordato.

«Sono venuto per il pianoforte, che è uno strumento a percussione». Così si presentava l’accordatore con la sua borsa di pelle nera piena di strani punteruoli, bulini e chiavi a stella.

Accarezzava il piano, perché il troppo caldo e il troppo freddo deformano le parti in legno e una fonte di calore, anche il sole diretto, è fatale per le vernici e le corde. Poi, il pianoforte era ridotto all’essenziale, come quelli condotti in un laboratorio di restauro. Lo strumento pareva una nave messa in secca con l’ossatura in ghisa a sostenere le corde percosse da martelletti. Corde uniche quelle delle note più basse e fino a tre corde quelle dei suoni più acuti. Partendo dal La del diapason, picchiettava i 52 tasti bianchi e i 36 neri, senza pronunciare alcuna parola. Tutto vibrava per un intero pomeriggio tranne quando infilava tra le corde i cunei di gomma e i panni di feltro. La voce dello strumento rinasceva dalle mani dell’accordatore e, a quel punto, il mio piano domestico avrebbe potuto accompagnare un concerto al Donizetti, il teatro della città dove sono nato e cresciuto, Bergamo.

Prima della prova finale, si concedeva una pausa. Metteva fuoco al tabacco e domandava mezzo bicchiere di vino rosso a mia madre.

L’accordatore di pianoforti che tendeva le corde a lungo battute e che riparava con mano chirurgica i meccanismi inceppati, aveva una storia particolare. Sapevo che alle spalle di quell’uomo c’era un dolore irreparabile. Da piccolo, a sei anni, aveva perso il fratello gemello colpito da meningite. Tuttavia, non aveva lasciato vincere il muto silenzio e il suo orecchio aveva continuato a cercare la forza della voce anche là dov’era smarrita.

La terza parola buona è Armonia. 

Quando si fanno fluire i suoni, i corpi e le energie in un unico accordo, otteniamo una migliore conoscenza di noi stessi. Dopo un colpo del destino, si può tornare ad avvertire un dialogo armonioso se si mantiene una predilezione per l’essenziale della vita e si esercita una paziente dedizione a custodirla.


[Testo in scrittura ETR – Easy To Read, “facile da leggere”- a cura del team ETR della Cooperativa AccaparlanteAssociazione “Centro Documentazione Handicap”]

Video in Lingua dei Segni Italiana (LIS)

[Video traduzione in Lingua dei Segni Italiana (LIS) a cura di Marilena Lionetti, dottoressa in Psicologia clinica e Interprete LIS]

[Sottotitoli a cura di Vera Arma, CulturAbile Onlus]

[Montaggio a cura di Marcantonio Lunardi]

[Un grazie particolare alla Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano per l’importante sostegno al progetto #ParoleBuone]


Pillole audio di Sergio Astori


Testo in simboli CAA

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]

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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.