#PAROLEBUONE

Lode

L
Copertina del testo inbook, con il simbolo di Lode e una fotografia di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone, di un cestino su un prato, con sassi, fiori e giacinti color lilla.

La quarta parola buona è LODE.

Siamo fieri di chi si spende per aiutare gli altri senza desiderare di essere ricordato come un eroe. Nell’assistenza sanitaria, nelle attività scolastiche e in tutti i servizi materiali e spirituali, il vero onore va a chi persevera nella battaglia senza soffermarsi a raccogliere gli allori.

Un giorno, discusse la tesi di laurea una studentessa minuta, fuori corso e senza alcun accompagnatore. A porte chiuse, il presidente di commissione chiese di innalzare il punteggio fino al voto massimo e propose per lei la lode. Ci furono rimostranze: «Ma che cosa stiamo facendo? Siamo sicuri?». Lui rispose: «Facciamo quello che va fatto… ha avuto le sue spine».

Quel cenno delicato convinse tutti i commissari allo scambio tra una corona di dolore e una corona di alloro. Tornata in aula, lui le strinse la mano e lei lo fissò con rispetto.

Seppi per certo che cosa era accaduto solo dopo i funerali di quel maestro che sapeva guardare gli altri in modo diverso.  Appena iniziati i corsi, la giovane aveva confidato di non poter proseguire perché suo padre si era tolto la vita per la pena di un dissesto finanziario.  Finché era stato necessario, il professore aveva lasciato un conto aperto per coprire le tasse e per l’acquisto dei libri. In cambio aveva solo domandato che il gesto rimanesse segreto.

Alla cerimonia, i due si erano ritrovati faccia a faccia e a proclamare la dottoressa era stato colui che aveva dimostrato un autentico eroismo. In commissione, aveva spostato l’attenzione degli altri sulla studentessa e nessuno aveva potuto riconoscere che lui si era fatto carico della storia di una giovane donna a rischio di rimanere indietro. Noi, oggi, possiamo apprezzare chi si rende conto di restare senza respiro e ha il coraggio di riconoscerlo, così come possiamo lodare i moltissimi che, senza clamore, offrono solidarietà, attenzioni e cure.

La parola buona della settimana è Lode. Merita onori chi, trovandosi in difficoltà, sa chiedere aiuto. Nella stessa misura è un eroe chi, con umile sapienza, si fa balsamo benefico per gli altri combinando responsabilità e solidarietà.


Testo Easy To Read (ETR)

La parola buona della settimana è LODE. “Lode” è il voto più alto che c’è all’Università.

A noi piacciono molto le persone che aiutano gli altri e che non si vedono come eroi.

Ci sono persone che lavorano negli ospedali, nelle scuole, per le strade per eliminare la malattia del coronavirus in Italia. Noi ammiriamo queste persone che lavorano per noi, senza volere ringraziamenti o premi.

Voglio raccontarvi una storia. Nel passato una studentessa, piccolina e timida, faceva il suo esame finale della laurea. Durante l’esame era sola, senza parenti o amici a festeggiarla.

Quando la studentessa ha finito l’esame, il professore più importante ha chiesto agli altri professori di darle il voto più alto, la lode. I professori hanno protestato chiedendo perché dovevano darle questo voto speciale. Il professore importante ha fatto capire agli altri professori che era giusto dare la lode a questa studentessa, perché aveva dovuto affrontare dolori e fatiche.

Il professore importante era riuscito a far capire ai suoi colleghi che era importante trasformare la corona di spine (come quella di Gesù sulla croce) in una corona di alloro (che si mette sulla testa di chi si laurea). La studentessa ha ricevuto la lode. Il professore le stringeva la mano e lei lo guardava negli occhi con rispetto.

Quando quel professore importante morì, ho saputo perché aveva chiesto la lode per la sua piccola studentessa.
La studentessa aveva appena iniziato l’università e un giorno disse al professore che non poteva più andare all’università. Nella sua famiglia era successa una tragedia e non aveva più i soldi per studiare. Così il professore ha pensato di aiutarla aprendo per lei un conto in banca, per pagare le tasse dell’università e comprare i libri. Il generoso aiuto del professore era un segreto per tutti.

Durante l’esame di laurea il professore aveva raccontato agli altri professori i problemi della ragazza. Non aveva però detto che lui l’aveva aiutata per anni a pagare le tasse dell’università e a comprare i libri.

In questo tempo di pandemia da coronavirus, noi ammiriamo chi ha il coraggio di dire di essere “senza respiro”, di essere in difficoltà. E lodiamo le molte persone che, senza mettersi in mostra, senza voler essere degli eroi, donano attenzione e cura agli altri.
La parola buona della settimana è Lode. Dobbiamo ammirare chi sa chiedere aiuto se si sente in difficoltà. E nello stesso modo dobbiamo ammirare chi è responsabile e solidale e aiuta gli altri con azioni e parole.

[Testo in scrittura ETR – Easy To Read, “facile da leggere”- a cura del team ETR della Cooperativa AccaparlanteAssociazione “Centro Documentazione Handicap”]

Video in Lingua dei Segni Italiana (LIS)

[Video traduzione in Lingua dei Segni Italiana (LIS) a cura di Marilena Lionetti, dottoressa in Psicologia clinica e Interprete LIS]

[Sottotitoli a cura di Vera Arma, CulturAbile Onlus]

[Montaggio a cura di Marcantonio Lunardi]

[Un grazie particolare alla Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano per l’importante sostegno al progetto #ParoleBuone]


Pillole audio di Sergio Astori


Testo in simboli CAA

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]

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#PAROLEBUONE

Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.