#PAROLEBUONE

Rischio

R
Lavì Abeni: “Percepisco come il moto di un’onda rigenerante che tende verso i fiori appesi, i fiori secchi alla base dell’onda progressivamente si rianimano portando l’attenzione dello sguardo verso i fiori vivi.”
Foto di Ilaria Sabbatini per #ParoleBuone.

La tredicesima parola buona è RISCHIO.

Svolta un’operazione aritmetica, basta effettuare la prova e ogni dubbio sul risultato svanisce. Nella vita reale, si corre qualche rischio in più per risolvere i problemi, dato che le variabili in gioco sono numerose, ciò che accade non segue regole costanti e le verifiche a volte sono incerte. Soprattutto quando viviamo uno sconvolgimento, è arduo convincersi che si tratti di una nuova avventura, senza cedere alla tentazione di fermarsi o di ripristinare in fretta le vecchie abitudini.
È successo, per esempio, con un appello pubblico. A dicembre un’associazione di volontariato riminese cercava una casa in comodato d’uso per ospitare dei ragazzi. Giovani con le difficoltà di chi si confronta con problematici viaggi esistenziali prima ancora di aver avuto il tempo di spiccare il volo. Scrivere sul giornale invitando a “far sapere da che parte stiamo” ha funzionato come un lenzuolo bianco steso al balcone: l’intimità esposta allo sguardo collettivo è diventata la bandiera di un riscatto. Subito, le solite domande: perché non mettere a reddito l’appartamento o lasciarlo libero per i propri figli? e se quei ventenni provocassero dei danni? e se non uscissero più di lì? Una famiglia ha offerto la casa sensibilizzata dal fatto che il nonno durante la Guerra era stato ospitato da un’altra famiglia, l’amministrazione ha riconosciuto il progetto Casa Dolce Casa come intervento qualificato di integrazione, qualcuno ha sistemato la caldaia difettosa, altri a Pasqua, malgrado la quarantena, hanno portato l’uovo di cioccolato alla casa. Molti hanno iniziato a sentirla un pezzo del quartiere e della città. I giovani potevano ritrovare un “noi” da cui ripartire, per diventare poi veri protagonisti della loro vita e della vita sociale. Rischiando, l’associazione ha trasformato un gesto di gratuità in un seme capace di svilupparsi fino a far sbocciare nuove opportunità. Prende il largo solo la barca di chi lascia gonfiare le proprie vele dalle folate di vento e si assume il rischio di andare. Frena chi si oppone al futuro con facili rimpianti o una semplice esistenza.

La nuova parola buona è Rischio. Vive di paure chi non si smarca dalla ripetizione, chi non si confronta con il cambiamento, chi vuole salvare le apparenze e non il cuore. Un’esistenza nuova è data a chi sa misurarsi con l’ignoto e gli fa spazio.

Sergio Astori e Silvia Sanchini


Testo Easy To Read (ETR)

La nuova parola buona è RISCHIO.

Quando facciamo un conto come una moltiplicazione, possiamo controllare il risultato con una prova. La prova ci fa capire se il risultato è giusto o sbagliato.
Nella vita dobbiamo affrontare problemi, che sono più complicati dei conti. Nei problemi ci sono tanti elementi da considerare. E non ci sono prove per controllare le soluzioni.
Quindi nella vita affrontiamo i rischi.

Ogni tanto la nostra vita è sconvolta, come oggi con il coronavirus. Facciamo fatica a vivere questo periodo come un’avventura e vogliamo tornare a vivere come vivevamo prima del coronavirus.

Ora vi raccontiamo una storia.

L’anno scorso, a dicembre, a Rimini un’associazione ha fatto un appello alla città. L’associazione ha chiesto se qualcuno aveva una casa da offrire a ragazzi che, nella loro breve vita, hanno già vissuto grandi problemi, ancora prima di uscire dalla casa dei loro genitori.

L’associazione ha scritto nell’appello sul giornale di Rimini: “Chi offre un appartamento da usare gratuitamente per giovani in difficoltà? Da che parte stiamo? Stiamo dalla parte dei ragazzi?”
La gente ha risposto: “Perché dare un appartamento a questi ragazzi che possono rovinarlo? Affittarlo rende di più! I nostri figli possono aver bisogno di questo appartamento!”

Dopo un po’ di tempo, una famiglia sensibile ha offerto un appartamento. Questa famiglia l’ha fatto perché durante la seconda guerra mondiale una famiglia sconosciuta aveva ospitato il loro nonno.

L’amministrazione comunale ha approvato il progetto Casa Dolce Casa come intervento di integrazione sociale.

Nonostante la pandemia da coronavirus, tanti volontari hanno aiutato a sistemare l’appartamento. A Pasqua alcuni volontari hanno portato un uovo di cioccolato ai ragazzi di Casa Dolce Casa.

I ragazzi in difficoltà hanno scoperto così la solidarietà. I ragazzi adesso possono diventare protagonisti della loro vita e sentirsi parte della società.

L’associazione ha affrontato il rischio del progetto Casa Dolce Casa. L’appartamento donato da una famiglia è come un seme che viene coltivato dai volontari dell’associazione. Un seme da cui sbocciano nuove opportunità per i ragazzi che sono accolti a Casa Dolce Casa.

Chi si trova su una barca parte solo se lascia gonfiare le vele dal vento. Chi fa così sceglie il rischio di navigare verso il mare aperto e sconosciuto. Chi non lascia gonfiare le vele dal vento si oppone al futuro e sceglie di restare fermo dove si trova e di vivere una vita senza emozioni.

La nuova parola buona è Rischio. Chi continua a ripetere le stesse cose e non è disponibile a cambiare vive sempre spaventato. Chi invece ha il coraggio di andare verso ciò che non conosce può vivere una nuova vita.

[Testo in scrittura ETR – Easy To Read, “facile da leggere”- a cura del team ETR della Cooperativa AccaparlanteAssociazione “Centro Documentazione Handicap”]

Video in Lingua dei Segni Italiana (LIS)

[Video traduzione in Lingua dei Segni Italiana (LIS) a cura di Marilena Lionetti, dottoressa in Psicologia clinica e Interprete LIS]

[Sottotitoli a cura di Vera Arma, CulturAbile Onlus]

[Montaggio a cura di Marcantonio Lunardi]

[Un grazie particolare alla Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano per l’importante sostegno al progetto #ParoleBuone]


Pillole audio di Sergio Astori


Testo in simboli CAA

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]

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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.