Umiltà

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L’immagine scelta per accompagnare la 50ma Parola Buona su Facebook, su Instagram e sul sito www.parolebuone.org rappresenta dei passi che si adeguano alla constatazione di un limite.


La cinquantesima parola buona é UMILTÀ.

Il passaggio da uno stato all’altro, in diversi campi come per esempio la fisica, la biologia e gli studi sociali, é detto transizione.

Per fare spazio ad una nuova sfida serve abbandonare gli strumenti di soluzione dei problemi già noti, ma non più validi.

Per via del risultato imprevedibile, i percorsi di transizione possono accompagnarsi a sentimenti contrastanti, che vanno dall’inquietudine fino all’entusiasmo.La sfida pandemica ha introdotto diversi cambiamenti nelle nostre vite. Le condizioni esterne hanno dettato riorganizzazioni dello studio, del lavoro, delle forme di aggregazione sociale.

Ora, ci domandiamo se i mutamenti imposti abbiano prodotto orientamenti effettivamente nuovi e se, dopo mesi e mesi di cambiamento, possiamo dare per acquisito il superamento delle perdite. Le persone hanno dapprima reagito all’ignoto costruendo argini mentali e sociali perché bisognava contrastare il fiume di paura e contenere l’onda di consumo delle risorse sanitarie messe in capo per fermare il virus.

Tuttavia, se l’argine costruito si dimostrasse solo provvisorio, potremo assistere ad un totale fallimento della corretta gestione del cambiamento.

Ogni volta, infatti, che sopraggiunge una condizione molto difficile – ciò accade, per esempio con i lutti, nei cambiamenti geografici e ambientali, o quando si assumono ruoli di responsabilità – é nella consapevolezza dei nostri limiti che possiamo trovare il principio di un nuovo orientamento. É lo scoprirci poveri e inermi che ci guida a passare dal mondo vecchio a quello nuovo.

Quando, al contrario, abbondano cinismo, diffidenza e scetticismo, possiamo stare certi che l’occasione di un cambiamento effettivo é già stata sprecata.

La nuova parola buona é UMILTÀ.


Pillole audio di Sergio Astori


Testo in simboli CAA

[Versione in simboli a cura di Antonio Bianchi, Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello, secondo il modello definito dal Centro Studi inbook]


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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.