Veglia

V
C’è un grembo silenzioso che custodisce l’attesa: nessuno lo vede, ma senza non nasce nulla.

La centoquattordicesima parola buona è VEGLIA.

C’è una piccola tradizione in casa mia. Quella della notte di Santa Lucia. Anche se da decenni vivo lontano da Bergamo, la mia città natale, dove tra il 12 e il 13 dicembre la Santa porta i doni ai bambini, in casa mia non si è mai smesso di pensare a quella festa invernale che precede di pochi giorni il Natale.

Lucia, nella tradizione, è una martire siciliana nota per la sua fedeltà. Se ha saputo sacrificare persino la vista per la vita eterna, in molte parti d’Italia le si rende un tributo affettuoso designandola come portatrice di gioia in una delle notti più lunghe dell’anno. Sono giorni in cui gli alberi di Natale e i presepi sono già comparsi nelle case; ma lei, senza apparati complessi, appare e scompare per i bambini che hanno inviato una letterina alla sua chiesetta, anche all’ultimo momento. Per i grandi – come si dice – basta il pensiero.

Quand’ero piccolo, il 13 dicembre, in tutte le situazioni -in casa, a scuola, in parrocchia – la Santa c’era. Grazie all’aiuto di qualche valido assistente, diceva sempre di sì. Non si tirava indietro, neanche in quelle case in cui i limiti erano forti. Anche là, come nei reparti ospedalieri, dove dire dei sì era ancora più impegnativo, perché le prove da affrontare andavano ben oltre il convincere un asinello a portare i doni sul dorso.

Non ricordo un solo risveglio, il 13 dicembre, in cui gli avanzi di cibo di carota per l’animale non testimoniassero che anche quella notte si era data da fare. La mattina, scartati i doni ricevuti, ci domandavamo se i suoi occhi – quelli rapiti dal martirio – non volessero chiudersi per il sonno. Si meritava di addormentarsi, Lucia, dopo aver risposto con prontezza alle chiamate di tutti.

Era una notte di veglia. Una veglia discreta, come quelle di chi si mette a servizio per amore. Una veglia feconda, come un grembo che accoglie la vita che arriva. Lucia – e il nome non è casuale – è colei che tiene acceso il lume. Tenere accesa una piccola luce equivale già a pregare.

Così, nelle notti del mondo, tante lucie silenziose vegliano. Tengono viva la luce mentre si attende un ritorno, un abbraccio, un segno.

La nuova parola buona è VEGLIA.

C’è un grembo silenzioso che custodisce l’attesa:

nessuno lo vede, ma senza non nasce nulla.



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Sergio Astori

Chi sono

Sono papà di Giulia e Silvia e marito di Monica, immunologa clinica.
Mi appassiona conoscere ciò che ci anima come donne e uomini, e studio le situazioni di limite che possono offuscare la bellezza delle persone.
Sono cresciuto a Bergamo, poi sono diventato medico a Milano, poi mi sono specializzato a Pavia in psichiatria e psicoterapia, infine ho completato gli studi con un dottorato in Salute pubblica, scienze sanitarie e formative.
Esercito a Milano dove insegno alla Facoltà di Psicologia dell’Universita Cattolica.
Quello che credo in una frase?
In noi l’intelligenza coniugata con la coscienza è una scintilla di infinito che può fare la differenza.