
La centoventitreesima parola buona è COVER.
Ogni libro comincia molto prima della prima pagina. Comincia nell’istante in cui, mentre lo sguardo lo incrocia, le mani incontrano la sua copertina. È un incontro silenzioso, fatto di materia, di colore, di peso. Ci raggiunge un non so che ancora prima di conoscere le parole che abitano le pagine. Forse è per questo che una copertina è come una pelle: non serve soltanto a proteggere.
Custodisce il tempo che è stato necessario per scrivere le parole. Trattiene le domande, le attese, i ripensamenti, i silenzi da cui sono nate le storie. Segna un confine gentile tra il mondo e ciò che, aprendosi, desidera entrare in dialogo con chi legge.
Custodisce perfino il dialogo tra mani diverse: quelle dello scrittore, che hanno affidato un’esperienza alle parole, e quelle dell’artista, che ha cercato un segno capace di offrirle una dimora.
Osservo l’albero che abita la copertina del mio nuovo libro Dizionario poetico dell’umano.
Le radici sono ben evidenti. Rimangono esposte con la stessa dignità dei rami. La terra e il cielo sembrano appartenersi. Gli uccelli attraversano la chioma senza fermarsi. I frutti potrebbero essere memorie, oppure parole che attendono qualcuno disposto a raccoglierle. Marcantonio Lunardi è riuscito a far sì che nessun elemento cerchi di imporsi. L’insieme dei particolari incisi funziona come una cover musicale che, pur rispettando l’armonia del brano originario, ne reinterpreta le sonorità, perché possano continuare a risuonare nel cuore.
Custodire somiglia proprio a quest’albero. Le radici non trattengono la vita per sé. La affidano al tronco, il tronco ai rami, i rami alle foglie, le foglie alla luce. Tutto riceve e tutto consegna. La vita continua perché nulla pretende di possederla.
La nuova parola buona è COVER.
La custodia è il tempo paziente con cui la vita prepara i suoi frutti.
TI È PIACIUTA LA PAROLA BUONA? CONDIVIDILA!