
La centodiciasettesima parola buona è FEDELTÀ.
Il 21 marzo 2026 è stato il sesto compleanno delle Parole Buone. Sei anni sono un tratto di strada sufficiente per riconoscere una direzione. La continuità non fa rumore: si lascia intuire nella trama dei giorni, nel ritorno delle parole, nella fedeltà discreta di chi resta.
All’inizio erano affidate alla rete, consegnate con regolarità a Facebook e Instagram, al blog, come piccoli segni nel flusso rapido delle immagini. Poi, sono arrivate le letture condivise, i commenti, i messaggi: parole riconosciute, custodite, restituite. Così, lentamente, ha preso forma una comunità. Una comunità che ha imparato a ritrovarsi.
In questi anni il tempo ha conosciuto passaggi intensi. La pandemia ha attraversato le case e le relazioni, lasciando tracce profonde. Sono seguiti anni di ricostruzione, di progetti aperti al futuro. Intanto le guerre hanno inciso ferite, spostato equilibri, interrogato le coscienze. La tecnologia ha accelerato il passo, aprendo scenari nuovi, cambiando linguaggi e abitudini. Anche la vita delle istituzioni civile e religiose ha conosciuto passaggi significativi. Dentro questo movimento, le Parole Buone hanno continuato a camminare.
La radio le ha accolte e rilanciate, restituendo loro una voce. Nei laboratori – nelle scuole, nei percorsi formativi, negli incontri con genitori ed educatori – sono diventate esperienza condivisa: scritte insieme, riconosciute nelle storie, abitate. Nei libri hanno trovato una forma più raccolta, capace di accompagnare nel tempo lungo della lettura. Le interviste hanno aperto spazi di dialogo, lasciando emergere nuove connessioni. Le mostre, le fiere, gli eventi hanno dato corpo agli incontri: volti, mani, storie che si incrociano e si riconoscono.
La continuità si è fatta strada nel tornare delle parole e nel ritrovarsi delle persone. Nel custodire un filo mentre tutto si muoveva, nel mantenere accesa una luce semplice, capace di orientare. Le Parole Buone hanno guadagnato fiducia nel tempo, diventando per molti un riferimento, un punto da cui ripartire, un piccolo faro di umanizzazione nelle stagioni più incerte.
Sei anni dopo, quel filo resta saldo. Sostiene il cammino, offre appoggio nei passaggi più esposti, accompagna senza trattenere. Invita a proseguire, passo dopo passo, continuando a tessere legami.
La nuova parola buona è FEDELTÀ.
La continuità paziente è una corda tesa nel tempo:
accompagna il passo e lo custodisce.
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